Chi porta i pantaloni?

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Al giorno d’oggi non ha più senso chiedersi chi porta i pantaloni all’interno di una famiglia, quello che è utile invece chiedersi è se ci sia un effettivo equilibrio nella divisione delle responsabilità.
Responsabilità, non ruoli.
Spesso uno dei motivi per cui all’interno di una famiglia non è facile mantenere un equilibrio fra la vita personale e quella lavorativa, è che non esistono le premesse utili a produrlo: i pantaloni li dovrebbero portare entrambi i componenti di una coppia, ognuno nel suo settore di competenza, che non è detto che sia quello a cui purtroppo siamo abituati.

Stereotipi duri a morire

La divisione tradizionale che vede l’uomo come colui che deve provvedere a portare i soldi a casa e la donna come angelo con l’esclusiva del focolare (anche quando lavora anche fuori casa), non nuoce solamente alla donna, ma anche all’uomo.
È sempre più frequente la consapevolezza che questo tipo di divisione sia ingiustificata e retaggio di un costume passato, ma si sa che gli stereotipi sono duri a morire.
Come riporta il Rapporto annuale ISTAT per il 2018, in Italia

il tempo dedicato dalle donne al lavoro familiare è sempre superiore a quello che vi dedicano gli uomini, anche a parità di condizione occupazionale e a prescindere dal contesto familiare in cui vivono, ma è proprio nelle situazioni in cui è possibile parlare di divisione del lavoro, ovvero nel contesto di coppia, che le differenze si acuiscono. Le donne sono impegnate nel lavoro familiare sempre più degli uomini

Una tendenza alla divisione tradizionale di ruoli che resiste

Il modello di divisione del lavoro più tradizionale è quello basato sulla specializzazione dei compiti e sulla rigida divisione dei ruoli, il modello male breadwinner, che assegna all’uomo quello di provvedere al reddito e alla donna quello di curare la casa e la famiglia. Questo modello – prevalente nelle generazioni passate e legato a un contesto di esclusione della donna dal mercato del lavoro – nel nostro Paese è ancora oggi adottato dal 32,3 per cento delle coppie con la donna in età attiva. Le motivazioni per le quali sia così difficile abbandonare il modello tradizionale di divisione dei ruoli sono da ricercare, oltre che nei più bassi livelli di occupazione femminile, nella persistenza dello stereotipo secondo cui sia meglio che l’uomo lavori e la donna curi la casa, condiviso dal 54,1 per cento degli uomini e dal 46,6 per cento delle donne.

Anche quando lavorano entrambi

Una situazione meno sbilanciata, ma ancora decisamente asimmetrica, si registra per le donne che vivono in coppie in cui entrambi i partner lavorano (modello dual earner). Questo modello di divisione del lavoro, adottato dalla maggioranza relativa delle coppie (40,1 per cento), fa registrare per le donne quasi un’ora di maggior carico di lavoro totale al giorno. Inoltre, anche in questo modello, la distribuzione dei carichi di lavoro tra i due partner vede l’uomo concentrarsi più sul lavoro retribuito e la donna molto più sul lavoro familiare: lui svolge, infatti, il 58,9 per cento del lavoro retribuito svolto dalla coppia, mentre lei svolge il 69,5 per cento del lavoro familiare svolto dalla coppia.

Inutile dire che lo squilibrio aumenta quando alla gestione della casa si aggiunge quella dei figli.

In famiglia come in azienda

Perché molti uomini ancora si sentono realizzati al lavoro e non in casa? Perché nella loro vita professionale hanno un ruolo, dei compiti e delle responsabilità definite che spesso mancano all’interno delle dinamiche familiari.
Se è importantissimo che i figli siano chiamati a partecipare alla gestione della quotidianità familiare con dei compiti e delle responsabilità precise di cui viene spiegato il significato e l’importanza, a maggior ragione è fondamentale che questo avvenga per entrambi gli adulti della famiglia.
Naturalmente questo vale anche per le famiglie in cui non sono presenti figli.
Una partecipazione attiva alla vita della famiglia e una divisione equa delle responsabilità sono fondamentali per arrivare ad avere una quotidianità serena e soddisfacente per tutti.
Parlare, sperimentare, scambiarsi i compiti e scoprirsi bravissimi a fare cose che non si era abituati a fare. 

Lasciamo i clichè alla noia di una certa comicità trita e ritrita.

Autore: Silvia Trinca

Mi chiamo Silvia, e sono una Professional Organizer appassionata di tempi e spazi creativi :-D .

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